04 – i Vangeli apocrifi: la vita di cristo tra storia e leggenda

Ma quanti sono, davero, i Vangeli esistenti? Come mai la Chiesa ne ha ammessi soltanto quattro (quelli, cioè, di Luca, Marco, Matteo e Giovanni, che tutti conoscono)? Chi erano nella realtà gli evangelisti? Cosa raccontano gli altri testi, i cosiddetti Vangeli apocrifi, quelli che Roma considera “non canonici”, ovvero non approvati, se non addirittura fasulli? Quali sono le reali prove storiche dell’esistenza dell’uomo Gesù Cristo? A questa e ad altre domande cercheremo di rispondere in questa puntata di Histroycast, il primo podcast italiano a occuparsi di Storia, giunto ormai alla sua quarta puntata.

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 «Il Signore amava Maria Maddalena più di tutti i discepoli e la baciò più volte sulla bocca. Le altre donne vedendo il suo amore per Maria gli dissero: “perché ami lei più di noi tutte?” Il Salvatore rispose loro: “come mai io non amo voi come lei?»

 «Allora estrassero i chiodi dalle mani del Signore e lo deposero per terra. Tutta la terra si scosse e ci fu un panico enorme. Quindi il sole rifulse e ci si accorse che erano le tre pomeridiane. I Giudei si rallegrarono e consegnarono il suo corpo a Giuseppe perché lo seppellisse. Questi aveva visto coi suoi occhi quanto bene aveva compiuto. Preso il Signore, lo lavò, lo avvolse in una sindone e lo introdusse nel proprio sepolcro, che era chiamato Giardino di Giuseppe».

Mi sbaglierò, ma non credo che questi due piccoli episodi della vita e della morte di Gesù Cristo siano noti a molti, credenti o meno. Del resto non vengono mai letti nelle chiese, né in quelle cattoliche, né in quelle protestanti od ortodosse. La ragione è molto semplice: sono tratti da vangeli apocrifi, ossia non canonici, non approvati, in qualche maniera considerati falsi.

Per onore di cronaca il primo episodio, quello di Gesù che bacia Maddalena, è un estratto del Vangelo [detto] di Filippo. La sepoltura di Cristo per opera di Giuseppe d’Arimatea viene invece dal Vangelo [detto] di Pietro.

Ma perché tali testi sono considerati inattendibili? E in che misura lo sono veramente? Perché si considerano autentici solo i testi compresi ufficialmente nel Nuovo Testamento? E cosa ci dicono dal punto di vista non della fede, ma della Storia?

Cominciamo con il dire che il Nuovo Testamento, quello canonico (ossia regolare, corretto, dalla parola semitica che dà origine anche alla canna di palude, anticamente utilizzata per fare misurazioni), non si forma all’indomani della morte di Gesù Cristo. Anzi, ha una genesi piuttosto lunga e complessa. Il suo contenuto viene stabilito definitivamente dalla Chiesa solo alla fine del IV secolo.

Nei quattrocento anni che seguono la crocifissione i racconti sulla vita, i detti, i pensieri, i miracoli di Gesù Cristo fioriscono un po’ dappertutto nelle comunità dei fedeli. Ma è solo dopo il IV secolo che la maggior parte di essi non rientra nei testi ufficialmente approvati dalla Chiesa. Viene anzi relegata nei vangeli detti, appunto, apocrifi.

Bisogna dire che, in origine, il termine “apocrifo”, riferito ai vangeli, non ha alcuna accezione negativa: significa solo nascosto, misterioso. Solo in seguito il termine si colora negativamente, divenendo sinonimo di falso ed eretico.

Ma facciamo un piccolo passo indietro, per capire cosa determina la scrittura di tanti vangeli e il loro successivo rifiuto da parte dei vertici ecclesiastici. Per farlo dobbiamo sforzarci di pensare al mondo della chiesa primitiva che non è, come si può capire, un organismo unitario, coerente, forte e organizzato. Al contrario, i cristiani dei primi secoli sono quanto mai sparsi e divisi. Sono organizzati in piccole comunità, spesso isolate, diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo, specialmente in quello mediorientale, soggette agli influssi culturali dei luoghi in cui vivono.

In queste comunità gli episodi della vita di Cristo sono trasmessi per lo più oralmente, per cui è inevitabile che si creino differenti versioni della stessa storia di base. Da parte dei primi cristiani si sente probabilmente il bisogno di sapere sempre di più sulla vita del Salvatore. Come gli attuali fandelle star cinematografiche, anche i fedeli vogliono conoscere ogni particolare della vita della loro stella. I testi della Bibbia e i racconti sulla predicazione e la passione di Cristo evidentemente non bastano, sono probabilmente avvertiti come incompleti, insoddisfacenti. Ed è così che questi racconti si arricchiscono via via di particolari, aneddoti e storie che riguardano non solo la vita di Gesù, specialmente gli anni che precedono la predicazione, ma anche episodi della giovinezza e dell’età adulta della Vergine.

Qualche esempio? I nomi dei genitori di Maria, Gioacchino ed Anna, per cominciare. Poi la nascita in una grotta, con il bue e l’asinello. Quindi il numero dei Magi, tre, e i loro nomi, Melchiorre, Gaspare e Baldassarre. E ancora la storia di Dimas e Gestas, i due ladri crocifissi con Gesù. E per finire il nome di Longino, il soldato che perforò il costato di Cristo. Tutte queste notiziole, spesso ricche di messaggi educativi, vengono ricavate da testimoni del tempo, in alcuni casi coetanei degli apostoli, ritenuti però, in seguito, non del tutto attendibili.

Sono racconti falsi, dunque? Forse, eppure creduti da molti. Probabilmente inattendibili, ma di fatto accettati dalla tradizione e in un certo senso anche dalla Chiesa stessa, se è vero che ogni Natale troviamo allestito nel tempio il presepe con asino, bue, grotta e re Magi.

Esistono poi altri testi sulla vita di Cristo, sviluppatisi in differenti comunità, in cui la vicenda umana del Salvatore è interpretata in un modo del tutto diverso. Viene, cioè, intesa in senso misterico, ossia come rivelazione riservata a pochi eletti.

«La nostra consorella, però, Sofia, essendo un eone, concepì un pensiero al suo interno. Per mezzo del pensiero dello Spirito e di Prognosis ella volle manifestare la sua copia da sé, benché lo Spirito non le avesse consentito, né glielo avesse concesso, né glielo avesse accordato il suo compagno, lo Spirito maschio verginale».

Ci avete capito qualcosa? No? Rassicuratevi, non potete. Non siete iniziati, non siete le persone per cui è stato scritto il Libro Segreto di Giovanni. In altre parole, non siete gnostici.

Lo gnosticismo è un movimento filosofico–religioso molto articolato, che ottiene il massimo successo proprio nel momento della prima diffusione del Cristianesimo, nel II e III secolo. Per questo motivo gran parte dei vangeli apocrifi sono gnostici, interpretano cioè la vicenda di Gesù in senso misterico.

Per gli gnostici, ad esempio, la morte di Cristo è un ritorno a un livello superiore. La resurrezione è quindi inaccettabile, perché implica che il figlio di Dio ritorni a una forma corporea, materiale e, quindi, inferiore. E, quindi, inaccettabile.

Allo gnosticismo appartiene, per esempio, l’ultimo testo ritrovato e recentemente pubblicato dal National Geographic: il Vangelo di Giuda, secondo il quale egli sarebbe stato l’unico discepolo a comprendere il vero messaggio di Gesù, che voleva liberare l’anima dal corpo. Il tradimento di Giuda sarebbe avvenuto quindi su invito dello stesso Cristo che voleva liberarsi della sua parte corporea.

I teologi del passato, nel leggere questi scritti, ne diedero un giudizio negativo sia perché non ne conoscevano gli autori, sia perché li trovarono pieni di errori, ma soprattutto perché, a loro avviso, contraddicevano i testi considerati più autorevoli. D’altra parte, però, alcuni degli episodi tramandati erano così suggestivi e sostanzialmente non pericolosi per la dottrina cattolica da confluire facilmente nella cultura religiosa comune, anche se non nella liturgia.

Ma se tutti questi racconti vennero, per un motivo o per l’altro, scartati dai Padri della Chiesa nel corso di meditazioni plurisecolari, cosa ha reso i vangeli canonici accettabili? E chi li ha scritti?

Innanzitutto nessuno dei dodici apostoli. O almeno non furono loro a metter mano alla penna e al papiro. I testi più antichi del Nuovo Testamentosono in realtà le lettere che Paolo di Tarso scrisse a diverse comunità e personalità del tempo.

Riguardo ai quattro evangelisti, invece, le notizie sono molto poche e provengono esclusivamente dai testi dello stesso Nuovo Testamento: leLettere, gli Atti degli apostoli, i Vangeli e l’Apocalisse.

Marco, ebreo, non conobbe direttamente Gesù. Era seguace prima di Paolo di Tarso e, in seguito, di Pietro. Secondo gli studiosi odierni, scrisse il suo Vangelo tra il 64 e il 67, quasi sicuramente a Roma.

Il vangelo attribuito all’apostolo Matteo, un ex pubblicano esattore delle tasse, in realtà non lo nomina mai come autore. Sono stati gli storici della Chiesa primitiva a identificarlo come uno degli apostoli di Gesù. Attualmente si ritiene invece che il vangelo sia stato scritto ad Antiochia intorno all’anno 80 da ignoto.

Nemmeno l’autore del terzo vangelo, Luca, era un apostolo. Era invece, probabilmente, un medico, originario di Antiochia, anch’egli discepolo di Paolo di Tarso. Scrisse sulla vita di Gesù solo dopo il 70, probabilmente tra il 75 e l’80 ed è ritenuto da alcuni studiosi anche l’autore degli Atti degli apostoli.

I primi tre vangeli, quelli di Marco, di Matteo e di Luca, sono strettamente connessi tra loro. Hanno analogie e rimandi che consentono paragoni e verifiche, al punto da poter essere letti contemporaneamente, se disposti in tre colonne parallele adiacenti. Per questo motivo si chiamano sinottici.

Secondo la teoria detta delle due fonti, Matteo e Luca avrebbero utilizzato il Vangelo di Marco, che sarebbe dunque il più antico dei tre. Avrebbero però appreso le notizie anche da una seconda fonte comune, oggi perduta, il celebre, e purtroppo non sopravvissuto, documento Q, che avrebbe contenuto i detti di Gesù.

Per quanto riguarda l’ultimo vangelo, quello di Giovanni, l’identificazione dell’autore col discepolo prediletto da Gesù è basata solo sulla tradizione. Già dall’Ottocento gli studiosi hanno infatti capito che il testo è in realtà un work in progress di mani diverse. Venne prodotto all’interno della comunità cristiana di Efeso, sulla costa occidentale dell’odierna Turchia, tramite l’aggiunta progressiva di testi a una base comune di racconti evangelici, rimaneggiati e riaggiustati nel corso di sessanta anni. La stesura definitiva avvenne tra gli anni 95 e 100. Per questo motivo il Vangelo di Giovanni è un testo indipendente e del tutto originale rispetto altri tre vangeli.

Come si vede nessuno degli autori/redattori dei vangeli canonici (ma lo stesso discorso vale anche per gli apocrifi) è stato con certezza testimone oculare della vita di Cristo. Ma la cosa non è particolarmente strana né scandalosa. Le prime comunità di cristiani avvertirono probabilmente il bisogno di trasferire su papiro gli atti e i detti di Cristo solo quando cominciarono a venir meno i testimoni diretti, gli apostoli, e quando emerse la necessità di preservare la dottrina da loro divulgata. Non c’è quindi stato un piano organico e comune dei discepoli di Cristo per spargere la buona novella in una forma accettabile. Da qui la varietà dei testi prodotti e anche le contraddizioni e le lacune che caratterizzano sia i vangeli canonici che i numerosi apocrifi.

D’altro canto, però, non si verificò nemmeno un’operazione di censura preordinata. L’idea che intorno alla fine del IV secolo un manipolo di vescovi e teologi si sia riunito attorno a un tavolo per decidere quale testo andava accettato e quale scartato è storicamente improponibile. Ci furono invece studi, discussioni, polemiche, scontri che nel corso di circa quattrocento anni portarono, non senza riserve, alla definizione dei testi canonici.

La storia della creazione del canone è quindi una storia di affinazione progressiva della dottrina e delle fonti. Comunità, pensatori, teologi ed ecclesiastici cercarono di verificare l’autenticità tramite riscontri interni, rigettarono tutto quello che sembrava estraneo al messaggio evangelico, o pericoloso per la dottrina, e contemporaneamente tentarono di smussare, o reinterpretare, le contraddizioni presenti anche nei testi canonici. Così infatti dice Agostino:

«Non è permesso dire, o anche solo pensare che uno qualunque degli evangelisti possa aver mentito […]; dobbiamo credere che le dichiarazioni contraddittorie siano anzi in accordo, anche se non vediamo come possano essere vere».

Credere in fondo è una questione di fede, no? In sostanza per un cristiano il Nuovo Testamento non è la storia e il pensiero di un tale che si chiamava Gesù Cristo, ma è una fonte di verità rivelata, sorgente di vita spirituale, oggetto sacro. Di conseguenza per un credente, a livello di fede e di messaggio, la distinzione tra canonico e apocrifo è essenziale e si traduce di fatto nell’antitesi: autentico/falso.

Per l’uomo comune, invece, interessato alla storia delle religioni, tale distinzione viene ovviamente a cadere e ogni testo, ogni vangelo, può essere preso come a fonte a sé, da studiare, spiegare e contestualizzare. Lo storico/biografo di Cristo può usare quindi tutti i vangeli che la Storia ci ha trasmesso, a patto che riesca a comprenderli e a leggerli bene, il che – vi posso assicurare – non è proprio una passeggiata.

Un esempio per tutti: l’attributo di Gesù detto Nazareno. Secondo l’interpretazione più diffusa significa originario di Nazareth e i quattro Vangelimenzionano chiaramente la cittadina. Molti studiosi hanno però sollevato seri dubbi, sostenendo che o Nazareth al tempo non esisteva o che aveva un altro nome. Attualmente Nazareth è situata in un’area pianeggiante a diversi chilometri dal lago di Tiberiade, mentre nei vangeli viene posta in un’area montana prossima a un lago. Queste discrepanze hanno fatto pensare che in realtà il luogo d’origine di Gesù fosse Gàmala, cittadina dell’attuale Golan, che ha molti elementi in comune con la presunta Nazareth evangelica.

Secondo un’altra teoria ancora, “Nazareno” era il titolo corrispondente a livello di “Maestro” presente all’interno della comunità degli Esseni. Per altri ancora “Nazareno” potrebbe significare “nazireo”, cioè “colui che ha fatto un particolare tipo di voto”. Insomma l’origine, il dato essenziale di qualsiasi biografia, per Gesù Cristo resta un dato inconoscibile e non verificabile.

I vangeli, per la loro stessa natura, sono molto difficili da utilizzare come fonti storiche, perché hanno finalità interne molto forti e di carattere sacro. Perché si auto dichiarano fonte di verità, ma di una verità al di fuori della Storia. Perché normalmente usano codici, rimandi e allusioni che hanno finalità religiose e che è difficilissimo sciogliere. Di fronte a una tale impasse lo storico normalmente cerca confronti esterni, ossia altri testimoni non cristiani che possano illuminare una figura luminosa per la fede, ma oscura per la Storia.

Si deve ammettere che, per quanto riguarda Gesù Cristo, c’è ben poco su cui contare. Una delle fonti più citate sono le Antichità Giudaiche, scritte da Giuseppe Flavio, uno storico ebreo del I secolo. Gli accenni a Gesù che vi si trovano sono però attualmente considerati, in tutto o in parte, delle interpolazioni cristiane. Totalmente falsa invece è la celebre lettera di Publio Lentulo, un presunto rapporto di un procuratore romano in Giudea, in cui egli riferisce a Tiberio di Gesù, descrivendone anche l’aspetto fisico.

Un altro riferimento si trova in Tacito, vissuto tra I e II secolo. Tacito, nel quindicesimo libro degli Annali, narra della persecuzione dei cristiani ad opera di Nerone e afferma che costoro avevano avuto origine da Cristo, il quale era stato condannato a morte sotto Ponzio Pilato. Anche ammettendo che questo passo non sia un inserimento successivo, è facile comprendere come quella di Tacito sia una citazione debole. Parla infatti di un periodo successivo alla vita di Cristo e quanto lui afferma sui cristiani può semplicemente essere un sentito dire dai cristiani stessi. Insomma tracce storiche della vita di Gesù Cristo ce ne sono, ma sono deboli, controverse e di non facile interpretazione.

Tale debolezza ha spinto, nel settembre 2002, il signor Luigi Cascioli di Viterbo a citare in giudizio un parroco della sua zona per abuso di credulità popolare e sostituzione di persona. Alla base dell’accusa c’è la convinzione del signor Cascioli che la Chiesa Cattolica Romana abbia inventato la figura di Gesù Cristo al fine di truffare la gente.

Al di là della vicenda curiosa, il dato interessante è che i vangeli, come tutti i testi fondanti delle grandi religioni del nostro pianeta, pongono effettivamente enormi problemi interpretativi allo storico professionista.

Si deve dire, però, che l’autentica biografia di Cristo, come d’altronde anche quella di Maometto, se mai si potessero scrivere senza problemi e lacune, avrebbero un interesse tutto sommato relativo per lo studioso. Il grande fenomeno storico non è tanto il profeta in sé, ma il meccanismo, le ragioni e i modi che hanno portato alla diffusione di questa o quella religione sul pianeta e le conseguenze che tali mutamenti di mentalità hanno provocato tra popoli, società, stati.

È un’impresa difficile, ma certamente affascinante.

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