18 – Pericle: fu vera democrazia?

«Noi abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia quelle dei vicini, e non solo non imitiamo gli altri, ma anzi siamo noi stessi di esempio a qualcuno». Pericle, come tutti sanno, è unanimemente riconosciuto come il padre del concetto stesso di democrazia. Ed è proprio quanto le democrazie del mondo occidentale moderno debbono veramente a quella ateniese il tema di questa diciottesima puntata di Historycast. In altre parole, quanto era veramente democratico Pericle? In che misura possiamo ritenere fondatrici le norme di governo varate nell’Atene del V secolo, rispetto alla nostra attuale visione democratica?

«Noi abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia a quelli dei vicini. E non solo non guardiamo gli altri, ma siamo noi stessi di esempio a qualcuno. la parola che adoperiamo per definire il nostro sistema politico è democrazia perché nell’amministrazione si qualifica non rispetto ai pochi, ma rispetto alla maggioranza. Vige però per tutti, di fronte alle leggi, l’assoluta equità dei diritti, nelle vicende private ; e dall’altra si costituisce una scala di valori fondata sulla stima, che ciascuno sa suscitarsi intorno, per cui eccellendo in un determinato campo, può conseguire un incarico pubblico, in virtù delle sue capacità reali, più che nell’appartenenza a una fazione politica. Di contro, se si considera il caso di un cittadino povero, ma capace di operare un ufficio utile allo stato, non gli sarà di impedimento la modestia della sua condizione».
Quello che avete sentito è un brano assai famoso per chi ama la Storia antica. Si tratta di una piccola parte del monologo che il grande statista ateniese Pericle aveva pronunciato nel 430 a.C. per ricordare i caduti della città dopo un anno di guerra con Sparta. nel 2002 il comico italiano Paolo Rossi mise in scena questo monologo, in buona parte rimaneggiato per adattarlo al palcoscenico:
«Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo Atene scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice fiducia in se stesso e la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così»
Il messaggio evidente, dietro la riproposizione satirica di Paolo Rossi, era quello del confronto tra la vera democrazia – quella antica – e il regime contemporaneo.
In sostanza, Paolo Rossi sembrava dirci che per recuperare la vera democrazia dovevamo andare alle origini […]

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