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| 05 - muhammad alì: gli usa tra pregiudizi razziali e vietnam
 
Muhammad Alì nel 1966Arrivata alla quinta puntata, Historycast fa un ritratto di uno dei più straordinari atleti della Storia dello sport di tutti i tempi: Muhammad Alì, alias Cassius Clay. Lo fa ripercorrendo la sua carriera in un'America attraversata dalle lotte contro i pregiudizi razziali, sconvolta dalla tragedia della guerra in Vietnam e oppressa dal crescente peso della televisione. Dall'oro olimpico di Roma alla fiaccola di Atlanta, passando per quello che è unanimemente considerato il più grande incontro di pugilato della Storia: quello contro il grande George Foreman, tenutosi il 30 ottobre 1974 nel ring di Kinshasa, capitale dello Zaire.
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«Perché dovrebbero chiedermi di indossare un'uniforme e andare 10.000 miglia lontano da casa a far cadere bombe e proiettili sulla gente marrone del Vietnam, mentre i cosiddetti negri, a Louisville, sono trattati come cani e gli sono negati i semplici diritti umani? No, non andrò 10.000 miglia lontano da casa a dare una mano a uccidere e distruggere un'altra nazione povera, semplicemente perché continui il dominio degli schiavisti bianchi sulla gente scura di tutto il mondo. Questo è il giorno in cui diavoli di tal fatta devono sparire. Sono stato avvertito: prendere questa posizione mi potrebbe costare milioni di dollari. Ma l'ho detto una volta e lo ripeterò: il vero nemico del mio popolo è qui. Non andrò contro la mia religione, contro il mio popolo o me stesso diventando uno strumento per schiavizzare chi sta lottando per avere giustizia, libertà ed eguaglianza. Se pensassi che la guerra porterà libertà ed eguaglianza a ventidue milioni di miei simili non avrebbero dovuto arruolarmi: lo avrei fatto io, domani. Non perdo nulla restando fermo sulle mie posizioni. Andrò in prigione: e allora? Siamo stati in catene per quattrocento anni».
Corre l'anno 1967 quando questa dichiarazione viene rilasciata da Muhammad Ali, all'anagrafe Cassius Marcellus Clay, nato il 17 gennaio 1942 a Louisville, Kentucky. Alì è un pugile di fama internazionale che, nonostante la giovane età, può già vantare un formidabile curriculum. Appena diciottenne vince la medaglia d'oro dei mediomassimi alle Olimpiadi di Roma del 1960. Passato professionista inanella una serie di vittorie impressionanti, quasi tutte per KO, fino a conquistare la corona di campione del mondo dei pesi massimi il 25 febbraio 1964, mettendo al tappeto l'ex galeotto Sonny Liston, a Miami, in un match a dir poco controverso.
L'incontro di rivincita, poi, disputatosi il 25 maggio dell'anno successivo a Lewiston, nel Maine, lo consacra definitivamente come The Greatest, Il Più Grande. Non sono passati che pochi secondi dal gong della prima ripresa che Alì sferra infatti il colpo del KO con un gancio talmente veloce che nessuno riesce a vederlo.
Ho scelto questa frase, tra le tante, celebri, che Muhammad Ali pronunciò nella sua lunga e travagliata carriera, perché vi si trovano sparsi quasi tutti gli ingredienti della sua storia e soprattutto perché vi incontriamo le tre chiavi di lettura che rendono interessante la figura di questo grande campione sportivo. Ovviamente a mio personalissimo avviso.
La prima è indubbiamente la questione razziale. La giovinezza di Cassius Clay è segnata, come quella di milioni di altri afro-americani, dalla mancanza dei diritti civili elementari: il voto negato in gran parte degli stati del sud, i posti separati negli autobus, le scuole, i locali e i bagni pubblici distinti. L'ipocrita violenza dell'America WASP - White Anglo-Saxon Protestant - non nega l'acqua agli assetati, ma se chi ha sete ha la pelle scura allora deve attaccarsi alla sua fontanella, per non sporcare quella dei bianchi.
Entrato a soli 12 anni nel mondo della boxe, grazie al consiglio di un amico poliziotto, Cassius Clay riversa nell'attività sportiva la sua grande voglia di emergere, di imporsi, di rompere le barriere dell'isolamento razziale. L'oro olimpico, conquistato solo sei anni dopo a Roma, gli dà per un attimo l'illusione di aver conquistato, allo stesso tempo, la piena dignità di cittadino americano. Così, invece, non è. Al ritorno nella città natale la medaglia non serve nemmeno ad aprirgli le porte di un ristorante riservato ai soli bianchi. Vista la sua inutilità la medaglia vola così nel fiume Ohio e Cassius Clay vola nel mondo dell'impegno politico [...]

[continua in audio]
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28-05-2006, di enrica salvatori
categoria: podcast, storia contemporanea
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titoli di coda
 
file audio
05-ali.mp3
dimensioni
24,96 MB
durata
26' 00''
data di pubblicazione
domenica 28 maggio 2006
 
musiche impiegate (licenza cc)
Tony Deziel
Shades Of Blue
Big George Jackson Blues Band & Black and Tan
Blu Sky
Sacred Soul
Vietnam
BB Chung King & the Buddaheads
When the Blues Catch up with you
BB Chung King & the Buddaheads
Company Graveyard
 
sigla (licenza cc)
Morning Spy
Daughters of History
 
bibliografia e fonti
Miller Davis
Il tao di Muhammad Alì. Una storia vera
Limina, 1997
Massimo Donattini
Dal nuovo mondo all'America. Scoperte geografiche e colonialismo
Fazi, 2005
AA. VV.
Quando eravamo re
Einaudi, 2000
Federico Jolli
Cassius Clay. Un'intervista
www.olimpiadi.it (link)
 
licenza creative commons
Attribuzione
Non commerciale
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