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07 - re artù: storia, leggenda e mito del signore di camelot |
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 È esistito veramente un re chiamato Artù? E se sì, chi era davvero? Perché quando pensiamo al cavaliere medievale il nostro modello di riferimento sono proprio Artù e i suoi leggendari cavalieri della Tavola Rotonda? Perché nel nostro sentire comune l'archetipo del castello è sempre Camelot - che è un castello fantastico -, mentre quella della figura del mago è Merlino - personaggio ovviamente mai esistito? Pur nell'assenza di fonti storiche certe, la settima puntata di Historycast indaga su ciò che di storico e di leggendario è arrivato fino a noi del mitico sovrano britannico, forse vissuto per davvero tra il V e il VI secolo d.C. |
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«Infine la fanciulla lascia la camera e raggiunge la regina che l'accoglie con grande letizia [...], si prendono per mano, si presentano insieme davanti al re, ed egli si alza ad accoglierle. Al loro ingresso nella sala furono tanti i cavalieri che si levarono al loro cospetto che non potrei nominarne la decima parte, né la tredicesima, e nemmeno la quindicesima; ma posso ben dirvi il nome di alcuni tra i baroni di maggior valore, quelli della Tavola Rotonda che erano i più nobili del mondo. Per primo avanti a tutti deve essere nominato Galvano, secondo Erec, figlio di Lac; terzo Lancillotto del Lago. Degli altri farò menzione senza ordine perché mi è molesto enumerarli in fila».
Molti di voi avranno facilmente indovinato chi è il re di questa bella corte, il signore di tanti prodi cavalieri. Il luogo, i termini e il contesto appena abbozzato ci fanno venire subito in mente un nome: Artù, il celebre sovrano di Camelot, signore dei cavalieri della Tavola Rotonda, coniuge devoto e tradito di Ginevra, grande combattente e difensore dei deboli, paladino degli ideali cavallereschi di onore, lealtà e coraggio.
Il brano che ho citato, e che è in buona parte all'origine della fama universale di re Artù e dei suoi cavalieri, viene da Erec ed Enide di Chrétien de Troyes, uno scrittore francese vissuto nella seconda metà del XII secolo.
Questa puntata di Historycast è dedicata un po' all'uno e un po' all'altro, ad Artù e a Chrétien, e tenterà di rispondere ad alcune domande. È esistito veramente un re chiamato Artù? E se sì, chi era davvero? Perché quando pensiamo al cavaliere medievale il nostro modello di riferimento è proprio Artù o i suoi paladini? Perché nel nostro sentire comune l'archetipo del castello è Camelot, che un castello fantastico?
Rispondere non è facile, ma ormai lo abbiamo capito: parlare di Storia rende le cose molto più difficili di quello che non si creda. Per rendere più agevole il percorso iniziamo allora con un test. Cerchiamo di figurarci ospiti alla corte di re Artù. Fatto? Bene, cominciamo allora a guardarci attorno e a verificare se gli oggetti e le persone presenti sull'ipotetica scena abbiano un briciolo di plausibilità.
I Cavalieri della Tavola Rotonda sono i primi a sparire: entrano infatti nel palcoscenico della Storia circa seicento anni dopo il presunto periodo arturiano. Lo stesso accade anche per la moglie Ginevra. La Tavola? Beh, quella può anche rimanere, ma a dissolversi, o meglio a cambiar forma, sono le mura che la racchiudono: via il castello dalle torri merlate; via il fossato e il ponte levatoio; via la sala del trono con la volta a crociera. Ovviamente anche il trono stesso e la corona non hanno alcun senso, e così gli stemmi e le armature scintillanti. Già che ci siamo, via anche i sontuosi abiti dai colori sgargianti, con calzamaglie e lunghe maniche ampie, indossate dai immaginari cortigiani. Il test è finito. C'è rimasto qualcosa?
Si può rispondere in due modi, sì e no, e in entrambi casi la risposta ha un senso. Partiamo dalla risposta positiva. Sì, è rimasto qualcosa e si tratta proprio di lui, Artù, il re combattente, il cuore pulsante di un mito che ha riempito i sogni dell'Occidente per secoli. Pur nella povertà delle testimonianze, storici e archeologi sono oggi propensi a vedere nell'Artù delle saghe e dei poemi medievali un riflesso, pur distorto e modificato, di un momento storico preciso e di un personaggio realmente esistito.
Sul periodo e il luogo non ci sono esitazioni: siamo tra il 450 e il 550 dopo Cristo, quando gli Angli e i Sassoni conquistano una Britannia da poco abbandonata dai Romani. Agli inizi del Quattrocento l'isola è ancora in parte [...]
[continua in audio]
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| file audio |
| 07-arthur.mp3 |
| dimensioni |
| 24,00 MB |
| durata |
| 25' 00'' |
| data di pubblicazione |
| mercoledì 26 luglio 2006 |
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| musiche impiegate (licenza cc) |
Blue Hearts
The Aftermath |
Brobdingnagian Bards
My Irish Valentine |
Steven Ray
Celtic Dance |
Celtic Reboot
Aufbruch |
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| sigla (licenza cc) |
Morning Spy
Daughters of History |
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| bibliografia e fonti |
Thomas Malory
Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri
Mondadori, 1995 |
Cristina Noacco
Chrétien de Troyes, Erec e Eneide
Luni, 1999
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Geoffrey Ashe
The Traveller's Guide to
Arthutian Britain
Glastonbury, 1997 |
Geoffrey of Monmouth
Historia Regum Britanniae
Cambridge, 1951 |
Vittorio Russo
Il romanzo cortese nel XII secolo: Chrétien de Troyes
Liguori, 1963-64 |
Derek Pearsall
Arthurian Romance: a short introduction
Blackwell, 2005
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| licenza creative commons |
Attribuzione
Non
commerciale
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modo
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