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| 14 - walt disney: re dei bambini o principe nero di hollywood?
 
Walt DisneyChi non conosce Walt Disney, il creatore di personaggi immortali come Topolino e Paperino, di indimenticabili film di animazione - come Biancaneve e i sette nani, Pinocchio, Fantasia, Gli Aristogatti, Cenerentola, Bianca e Bernie -, dei mirabolanti parchi giochi sparsi in tutto il mondo? Un uomo che ha costruito dal nulla un'incredibile industria del divertimento, vivendo in pieno le contraddizioni e le profonde trasformazioni dell'America del XX secolo. Una biografia fatta di tantissime luci ma anche di molte, inquietanti ombre. Sulle quali Historycast cerca di indagare - come sempre - senza alcuna reticenza.
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[motivetto fischiato da Mickey Mouse-Topolino nel cartone Stemboat Willie].
Un motivetto semplice semplice, eppure in qualche modo passato alla Storia. Anche se non saranno molti gli ascoltatori ad averlo riconosciuto. A fischiettarlo, rendendolo immortale, è Mickey Mouse - Topolino - in Steamboat Willie, il primo cortometraggio sonoro prodotto da Disney del 1928. Due personaggi a loro modo storici, uno fantastico e l'altro in carne e ossa.
Non è escluso che Historycast faccia un giorno la Storia del topo più famoso del mondo, anch'essa estremamente interessante e collegata alla vicenda istituzionale e sociale di buona parte del nostro pianeta. Ma questa puntata è dedicata al suo presunto creatore, Walt Disney, e ai legami tra la sua vita e quella del primo Novecento americano.
Diciamo subito una frase che ormai vi sarete stancati di ascoltare: non è per nulla facile raccontare questa storia. Sentite qui, ad esempio, come parlano della sua infanzia due biografie di Walt Disney. La prima è del mai troppo rimpianto Franco Fossati, uno dei più grandi esperti di fumetto di sempre.
«Per sei anni Walt e il fratello Roy, secondo le migliori tradizioni dei self-made man americani, si alzarono alle tre e mezza per consegnare giornali di casa in casa prima di andare a scuola. E gratis, perché il padre riteneva una paga sufficiente il vitto e l'alloggio».
Ecco invece quello che dice in proposito Marc Eliot, giornalista e scrittore americano esperto del mondo dei media.
«Con la scusa di non potersi permettere altre spese e dando ai figli la colpa di non essere capaci di cavarsela da soli, Elias Disney - il padre di Walt e Roy - sospese la loro già misera paga. Quando poi gli affari risultarono meno proficui del previsto, egli riversò la sua frustrazione sui figli trovando pretesti per somministrare regolarmente le solite cinghiate che lasciavano Walt, oltre che dolorante, atterrito dalla paura».
Il dato di fondo è più o meno identico. All'età di nove anni il futuro ideatore di Biancaneve, soggetto a un padre autoritario, divide la sua giornata tra un lavoro duro e non pagato e gli impegni scolastici. Un'ottima palestra educativa e culturale, secondo Fossati, che conduce il giovane Walt a incarnare, anni dopo, l'archetipo del self-made man americano, l'uomo che crea dal nulla un impero a forza di tenacia e di impegno. Ma, secondo invece Eliot, anche l'origine di tutta una serie di traumi che, in età adulta, lo porta ad avere gravi turbe psicologiche e comportamentali: tic maniacali come la ricerca di una pulizia ossessiva, lunghi periodi di impotenza sessuale e crisi nervose acute, dipendenza dall'alcool.
Ma come? Il più famoso zio d'America, dopo lo Zio Tom, creatore di sogni e di un impero economico, era un disturbato mentale? Dietro quel sorriso simpatico contornato da affascinanti baffetti si nascondeva un uomo in preda a pesanti debolezze? Chi era il vero Disney?
Se aspettate che ve lo dica avete sbagliato podcast. Qui si trasmettono dubbi e non verità rivelate. Senza contare che sapere la verità su Disney sarebbe un'impresa titanica, perché la multinazionale di Burbank si guarda bene da aprire i suoi archivi a ricercatori liberi che non accettino di far controllare i loro scritti dall'azienda prima della pubblicazione. Avendo rifiutato la supervisione, Marc Eliot ha dovuto così fondare la sua ricerca su interviste ad amici, nemici e dipendenti, oltre che sugli archivi dell'FBI, per altro anch'essi in buona parte off limits.
L'altra grossa difficoltà nasce dal fatto che Disney, più che un uomo, è stato soprattutto un'icona: il simbolo dell'americano ideale che unisce genio, bontà e tenacia, che spende la [...]

[continua in audio]
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02-07-2007, di enrica salvatori
categoria: podcast, storia contemporanea
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titoli di coda
 
file audio
14-disney.mp3
dimensioni
28,80 MB
durata
30' 00''
data di pubblicazione
lunedì 2 luglio 2007
 
musiche impiegate (licenza cc)
Nashville Session Players
Slow Train
Jake Cooco
Daddy Eyes
Bree Demoss
Out in the Rain
 
inserto audio (uso saggistico)

Steambot Willie
WDP - Walt Disney /1928
frammento di 17''

 
sigle (licenza cc)
Morning Spy
Daughters of History
Ian Rushton
A Tune for Taylor
 
bibliografia e fonti
Marc Eliot
Walt Disney . Il principe nero di Hollywood
Bompiani, 2004
Franco Fossati
Walt Disney e l'impero disneyano
Editori Riuniti, 1986
Matteo Sanfilippo
Il Medioevo secondo Walt Disney. Come l'America ha reinventato l'età di mezzo
Castelvecchi, 1988
Mariuccia Ciotta
Walt Disney. Prima stella a sinistra
Bompiani, 2004
Alessandro Bbarbera
Camerata Topolino. L'ideologia di Walt Disney
Nuovi Equilibri, 2001
Andrew Ross
Celebration, la città perfetta. L'utopia urbanistica finanziata dalla Disney
Arcana, 2002
Marco Mocchi
La Fantascienza e Walt Disney
(link)
 
materiale didattico
Storiusando
L'oggettività nella storia
 
licenza creative commons
Attribuzione
Non commerciale
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