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| 32 - mille e non più mille: la paura della fine del mondo nella storia
 
L'Apocalisse (particolare) di Giusto de' MenabuoiLa prima profezia che preannuncia l'Apocalisse risale al Vecchio Testamento, quando il re di Babilonia Nabucodonosor consulta Daniele perché lo aiuti a svelare il significato di un sogno inquietante: una grande statua con la testa d'oro, il petto e le braccia d'argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe e i piedi in parte d'argilla e in parte di ferro viene colpita e distrutta da una pietra proveniente dal cielo. Con Daniele e la sua pietra che distrugge i regni umani per creane uno eterno e divino Historycast si avventura in un tema un po' inusuale: non un fatto storico, né un personaggio curioso, ma un'idea: l'idea della fine del mondo.
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«Tu sei la testa d'oro. Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello di bronzo, che dominerà su tutta la terra. Vi sarà poi un quarto regno.... Come il ferro spezza e frantuma tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto. Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte di argilla ... e in parte di ferro: [...] ciò significa che una parte del regno sarà forte e l'altra fragile [...]. Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre. Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per mano di uomo, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l'argilla, l'argento e l'oro».
Quella che avete appena ascoltato è una profezia, anzi direi la madre di tutte le profezie, perché è la prima a prefigurare la fine del mondo umano e l'avvento del regno di Dio. A farla è Daniele, nell'omonimo libro del Vecchio Testamento, quando il re di Babilonia Nabucodonosor lo consulta perché lo aiuti a svelare il significato di un sogno inquietante: una grande statua con la testa d'oro, il petto e le braccia d'argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe e i piedi in parte d'argilla e in parte di ferro viene colpita e distrutta da una pietra proveniente dal cielo.
Con Daniele e la sua pietra che distrugge i regni umani per creane uno eterno e divino Historycast si avventura in un tema un po' inusuale: non un fatto storico, né un personaggio curioso, ma un'idea: l'idea della fine del mondo.
Non abbiate paura, non crediamo che Daniele o i Maya abbiamo previsto l'arrivo di un asteroide assassino, ma ci sembrava interessante andare a investigare sulle radici storiche delle paure che ogni tanto attraversano questo nostro Occidente inquieto e ragionare quindi sull'irrompere del concetto di fine nel nostro modo di pensare.
Per farlo, dovremmo però partire dall'inizio, che si trova nel libro della Genesi, termine che significa appunto "in principio". Quando Dio creò il cielo e la terra e in sei giorni produsse la luce, il firmamento, l'acqua, la terra emersa, gli animali, le piante e l'uomo e infine, nel settimo giorno, si riposò.
La fede nella storicità di quest'evento, testimoniata appunto dalle prime righe del primo libro del Pentateuco, segnò una svolta epocale nel modo di vedere la storia per le genti del bacino del Mediterraneo. Per le popolazioni dell'antichità lo svolgersi degli eventi non seguiva un percorso. Per gli antichi Egizi, ad esempio, il tempo era un susseguirsi regolare di piene del Nilo e di depositi fertili di limo nei campi, una periodicità più o meno stabile a cui corrispondeva l'ordine sociale garantito dal faraone, Dio in terra, tutore della stabilità. Conquiste e vittorie del sovrano non segnavano tappe di avanzamento della società, ma semplici conferme della convinzione che la quotidianità era governata dagli dèi.
Per i Greci e Romani la materia era lievemente più complicata, nella misura in cui filosofi, drammaturghi e artisti indagavano l'uomo a prescindere dalle azioni imperscrutabili e talvolta capricciose delle divinità olimpiche. L'analisi della storia umana li faceva però propendere verso una visione ciclica del tempo, in cui i regni sorgevano, fiorivano e decadevano, scomparendo nella polvere per lasciare spazio ad altri regni, in una successione apparentemente priva di un significato unitario.
Con la Genesi le cose cambiarono. All'inizio, ovviamente, solo per il piccolo popolo di Israele per il quale la Redenzione consisteva nel ritorno di tutti gli Ebrei in terra Santa, la ricostruzione del Tempio, la fine di ogni guerra, delle malattie e delle sofferenze; ma in seguito, con il diffondersi del Cristianesimo, l'idea si sparse anche nelle innumerevoli comunità dell'Impero Romano. Il principio segnato dalla Creazione diede al tempo un significato del tutto nuovo rispetto alle cosmogonie tradizionali.
Se Dio aveva fatto un passo fuori dall'eternità per creare l'uomo, non era stato per caso né per capriccio, ma perché nella sua mente imperscrutabile vi era un disegno, un percorso che riguardava l'umanità intera. L'inizio indicava una strada e la strada doveva avere necessariamente uno svolgimento e un termine.
Insomma, l'inizio del tempo umano, rivelato nella Genesi, rendeva di per sé necessaria la fine del tempo, perché Dio ci ha creato con uno scopo e questo non può che essere il trionfo ultimo e universale della sua volontà.
Non pensiate che quanto affermato sia solo materia di fede. Che siamo o non siamo credenti questo modo di pensare ci ha infatti lasciato un'eredità profonda, che si è radicata nella nostra visione delle cose e che non si cancella facilmente.
Mi riferisco alla propensione che abbiamo, quasi tutti noi, a pensare all'umanità come a un tutt'uno che, nonostante le diversità e gli arretramenti, si muove [...]

[continua in audio]
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13-11-2012, di enrica salvatori
categoria: podcast, storia classica e antica
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titoli di coda
 
file audio
32-mille.mp3
dimensioni
45,70 MB
durata
38' 00''
data di pubblicazione
mercoledì 14 novembre 2012
 
musiche impiegate (licenza cc)
Ludwig Van Beethoven
Sinfonia n. 5 - Allegro con brio
eseguita da Fulda Symphonic Orch.
Johann Sebastian Bach
Fantasia and Fugue in C Minor
eseguita da James_Kibbie
Gèrald
Requiem pour choeurs et orchestre
Carl Orff
O fortuna
eseguita da MIT Concert Choir
 
musiche gentilmente concessa
Anonima Frottolisti
Fortuna Desperata (link)
 
sigle (licenza cc)
Morning Spy
Daughters of History
Ryan W. Farish
Night Wind
 
bibliografia e fonti
Ernesto De Martino e Clara Gallini
La fine del mondo: contributo all'analisi delle apocalissi culturali
Einaudi, 1977
Jean Flori
La fine del mondo nel Medioevo
Il Mulino, 2010
Raoul Manselli
Da Gioacchino da Fiore a Cristoforo Colombo : studi sul francescanesimo spirituale, sull'ecclesiologia e sull'escatologismo bassomedievali
Roma, 1997
Marco Ciardi
Atlandide. Una controversia scientifica da Colombo a Darwin
Caorcci, 2002
 
materiale didattico
Rosita Bellometti
Il terremoto di Ferrara del 1570
 
licenza creative commons
Attribuzione
Non commerciale
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