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| 34 - celestino V: vile o martire?  
 
Celestino VIn questa puntata Historycast si occupa di Pietro da Morrone, alias Papa Celestino V, colui che alla fine del XIII secolo rinunciò a fare il pontefice e cedette il passo a uno dei più discussi pontefici della storia della Chiesa, Benedetto Caetani (Bonifacio VIII). Pietro da Morrone fu un religioso rigoroso, un uomo complesso e interessante, che per la sua scelta si meritò gli strali di Dante, tanto che nella "Commedia" il poeta lo sbatté all'Inferno nel girone degli ignavi. Un gesto e una vita, quelle del frate molisano, che ricordano, sotto differenti aspetti, le dimissioni di papa Ratzinger e le affermazioni di papa Francesco I sulla povertà della Chiesa. A dimostrazione che la storia, per quanto possa sembrare lontana, è sempre storia presente.
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«Ed elli a me: "Questo misero modo
tegnon l'anime triste di coloro
che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.
Questi non hanno speranza di morte
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che 'nvidiosi son d'ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa".
E io, che riguardai, vidi una 'nsegna
che girando correva tanto ratta,
che d'ogne posa mi parea indegna;
e dietro le venìa sì lunga tratta
di gente, ch'i' non averei creduto
che morte tanta n'avesse disfatta.
Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto
».

Molti di voi avranno riconosciuto queste strofe del III canto dell'Inferno in cui Dante dichiara il suo profondo disprezzo verso gli ignavi, coloro che in vita non hanno mai sposato una causa fino in fondo, che non hanno mai scelto da che parte stare e che quindi non meritano nemmeno accoglienza piena nei gironi infernali. Costretti nella sola anticamera a correre dietro una bandiera indistinguibile pungolati da insetti, gli ignavi non meritano neanche di essere nominati: sono stati un nulla nella storia dell'uomo e l'oblio è l'unica cosa che gli spetta. Per questo motivo Dante non ci dice il nome di chi fece per viltade il gran rifiuto, ma lo aveva senza dubbio chiaro in mente e così i suoi contemporanei: Pietro da Morrone, alias Celestino V, colui che alla fine del XIII secolo rinunciò a fare il pontefice e cedette il passo a uno dei più discussi papi della storia della Chiesa, Benedetto Caetani, ossia Bonifacio VIII.
Con Celestino V e il suo dilemma Historycast torna a gettare lo sguardo un po' sul medioevo e un po' sulla nostra storia contemporanea, legando le dimissioni di papa Ratzinger e le affermazioni di papa Francesco I sulla povertà della Chiesa a un episodio accaduto più di sette secoli fa, a dimostrazione che la storia, per quanto possa sembrare lontana, è sempre storia presente. Iniziamo fugando subito un dubbio: Dante si riferiva veramente a Pietro da Morrone? Sebbene alcuni lo abbiano negato, non avevano questi dubbi i primi commentatori della Commedia e sappiamo, dai versi di Jacopone da Todi, quante speranze la gente del periodo avesse riposto in quel papa asceta. Que farai, Pier da Morrone? chiedeva nel 1294 Jacopone da Todi all'uomo che era stato appena eletto servo dei servi di Dio. Sei giunto al momento della prova. Vedremo se sarai capace di attuare quello che hai contemplato nella cella dell'eremo. La tua fama è salita molto in alto ed è giunta in molti luoghi, ma se ti sporchi alla fine, per i buoni diventerai causa di confusione.
Jacopone, religioso e poeta a un tempo, temeva che in nuovo papa, puro di cuore, venisse corrotto dall'ambiente della curia romana e non riuscisse così a riformare la Chiesa. In realtà Pietro da Morrone non si sporcò: se ne andò prima, rinunciò dopo pochi mesi di pontificato al compito che gli era stato affidato e, facendolo, gettò di fatto una buona parte della cristianità nello sconforto. Molti fedeli, credendo che dietro la rinuncia ci fossero le pressioni di Bonifacio VIII, organizzarono imponenti processioni per indurre il monaco a tornare sui propri passi. Jacopone stesso, che certo non era un ignavo, si schierò apertamente e firmò il Manifesto di Lunghezza del 1297 in cui si dichiarava nulla l'abdicazione di Celestino V e illegittima l'elezione di Bonifacio. Un coraggio che pagò con cinque anni di carcere.
I contemporanei di Dante Alighieri e di Jacopone da Todi avevano quindi una chiara consapevolezza chi avesse fatto il gran rifiuto. Diverso ne era tuttavia il giudizio. Per Dante, strenuo difensore del libero arbitrio, non vi erano scusanti: rifiutare il compito che Dio stesso ci assegna significa condannarsi volontariamente all'infamia perpetua, tanto più greve quanto rilevanti sono le buone azioni che potevamo mettere in pratica. Per quelli come Jacopone, invece, il papa rinunciatario era stato in realtà vittima delle macchinazioni malefiche di Bonifacio VIII ed era quindi un martire della cristianità. Portò questa visione alle estreme conseguenze chi, all'indomani della morte del papa angelico, iniziò a raccogliere le testimonianze sulla sua vita e sui miracoli da lui operati, al fine dichiarato di decretarne la santità. Vinse questa linea e oggi, Pietro da Morrone, il papa rinunciatario, viene celebrato nel calendario liturgico cattolico alla data del 19 maggio [...]

[continua in audio]
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11-07-2013, di enrica salvatori
categoria: podcast, storia medievale
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titoli di coda
 
file audio
34-Celestino V.mp3
dimensioni
44,71 MB
durata
39' 00''
data di pubblicazione
giovedì 11 luglio 2013
 
musiche impiegate (licenza cc)
Marco Frisina
Laudar Vollio per amore
Marcus Rasselli
Medieval Song
Alban Lepsy
Medieval Song
 
sigla (licenza cc)
Morning Spy
Daughters of History
 
bibliografia e fonti
coming soon
 
 
 
licenza creative commons
Attribuzione
Non commerciale
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