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16/08/2008

la macedonia - un nome conteso per una difficile identità 


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la bandiera macedona e quella greca

Non so quanti sappiano che è in corso da più di 10 anni una guerra di nomi, proprio nel cuore dell’Europa. È sorta a partire dal 1991 quando la ex Repubblica jugoslava di Macedonia sceglie di diventare uno stato sovrano e indipendente. La Grecia si oppone, non all’indipendenza, ma al nome, perché Macedonia è un toponimo che disegna una provincia settentrionale greca. L’ostilità non è squisitamente nominale, in quanto la Grecia teme che dietro l’uso del nome si possano nascondere aspirazioni di carattere territoriale verso la vicina provincia greca della Macedonia. E così il nuovo stato è riconosciuto dall’ONU l’8 aprile 1993 con il nome provvisorio di Ex Repubblica jugoslava di Macedonia, abbreviata in Fyrom. Dopo una disputa accesa, che ha riguardato anche l’uso della bandiera, nel ‘95 i due paesi hanno un siglato un temporaneo accordo bilaterale per avviare i negoziati sul nome, negoziati che però sono ancora in corso. Per i Greci il nome Macedonia è stracarico di storia: fondamentali personaggi del suo passato, da Filippo II detto, appunto, il Macedone a suo figlio Alessandro il Grande provenivano appunto da quella provincia e sono considerati parte integrante della storia greca. Anche se – è il caso di dirlo – all’epoca di Filippo II gli ateniesi non consideravano certo questo sovrano un greco anzi, caso mai un nemico. Comunque storicamente a partire da Filippo la Macedonia è una regione dell’Ellade, mentre, dicono i greci, la nuova realtà geopolitica è essenzialmente slava. La realtà della Fyrom è quella di un paese giovane, con 2.000.000 di abitanti molto eterogenei al loro interno dal punto di vista etnico e religioso, in maggior parte macedoni con una forte minoranza albanese e una coabitazione difficile di culture e credenze. In queste condizioni adottare un nome storico, una bandiera con un passato e nomi evocativi può funzionare da potente coagulante di un’identità, che è più ideale che reale, ma che serve alla coesione interna. Gli attriti hanno continuato ad avere forti conseguenze nell’economia e nella politica. Nel 1996 la Grecia ha bloccato un piano della compagnia macedone Pal Air Macedonia sull’isola di Corfù e si dovette dipingere di nuovo il logo dal momento che avrebbe potuto essere offensivo per il sentimento nazionale greco. A marzo 2008 10.000 persone hanno manifestato a Salonicco (nella Macedonia greca) per protestare contro l’uso del nome da parte della neonata repubblica. Nel luglio successivo è scoppiato il panico a Skopje, per via delle esportazioni dei prodotti locali verso l’Unione Europea, con l’impiego del logo MKD che per un momento sembrava rifiutato dalla Grecia. Dal conto loro a Skopje – capitale della nuova Macedonia – hanno arredato il Parlamento con statue greche e hanno dato all’aeroporto della capitale il nome, indicativo e provocatorio, di Alessandro Magno. Se è vero che la rosa con un altro nome avrebbe ugualmente il medesimo profumo, lo stesso non accade con gli stati. L’ostilità greca al nome scelto dal nuovo stato ritarda l’entrata in Europa della nuova repubblica macedone. Il ritardo del riconoscimento internazionale complica le relazioni dal momento che le controparti spesso sono messe in posizione di scegliere l’amicizia o con la Macedonia o con la Grecia e questo fatto acuisce le tensioni interne. Da una parte si teme il furto della storia e dell’identità ad essa connessa e dall’altra c’è fame di storia perché c’è bisogno di costruire l’identità. I problemi concreti, ovviamente, stanno sullo sfondo. Guardando al giardino di casa nostra c’è solo da sperare che gli abitanti di Bari non reagiscano alle istanze della Lega Nord, rivendicando il fatto che tra l’VIII e il X secolo d.C. Bari era la capitale del Tema di Longobardia e chiedendo, quindi, di usare – in nome della storia – il nome e lo stemma lombardi.

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Commento di

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