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Historycast


09/03/2010

Scontri sui manuali (e sui docenti)

storia

Ricevo dalla casa editrice Palumbo una lettera che sottolinea l'importanza dell'insegnamento intellettualmente onesto della storia e del rischio che questo si trasformi in un campo di battaglia tra opposte fazioni.
Nel caso particolare  tale Davide Cucciati, Consigliere Comunale di San Colombano al Lambro e Presidente del Circolo "Giovane Italia" - "Giovani del Popolo della Libertà" ha inviato al quotidiano lodigiano, "il Cittadino", una lettera dal titolo "Al Maffeo Vegio indottrinano gli studenti". La lettera si legge qui. Nella  lettera si accusa gli insegnanti dell'istituto in questione di essere fortemente di parte e si prende direttamente di mira un testo di storia della Palumbo ("LA STORIA E NOI. Eventi, persone, luoghi, fra passato e presente", di Pietro Cataldi, Ennio Abate, Sara Luperini, Lidia Marchiani, e Cinzia Spingola) che viene definito "a dir poco fazioso".
Personalmente ho letto la lettera e sono andata a leggere alcune recesioni e presentazioni del volume e invito i nostri lettori a fare altrettanto.
La posizione di Cataldi (autore del volume) è dal punto di vista didattico indubbiamente suggestiva, anche se da quello scientifico pone non pochi problemi: in sostanza sostiene che un tempo non c'era bisogno di spiegare agli studenti perché dovevano studiare la storia, in quanto questo era un imput che ricevevano dalla società stessa. Ora è diverso. Dobbiamo insistere sull'utilità della storia come strumento interpretativo del presente. Si deve partire - dice lui - dal presente per andare a cercare nel passato delle risposte. E' un tema su cui si sono spesi fiumi di inchiostro e che - lo ripeto - dal punto di vista didattico apre effettivamente le porte a una migliore accettazione della disciplina tra gli studenti. Dall'altro però apre la porta a problemi enormi: se è impossibile presentare il passato in maniera "obiettiva" ed è difficile farlo rimanendo il più possibile equidistanti, l'operazione diventa davvero ardua se ogni volta si spiega il passato partendo dal presente. Il rischio che si scivoli nell'opinione personalissima e che si dimentichi che "comunque" la storia è anche un paese lontano che non possiamo più ricostruire pienamente è altissimo.
Dall'altra parte le accuse del lettore lombardo sono da respingere nei modi, nei toni e nel merito. La disciplina storica è fatta di studiosi che interpretano le tracce del passato attraverso studi, letture di fonti, comparazioni IN PIENA LIBERTA' DI ESPRESSIONE e in continuo confronto con il resto della comunità scientifica. Il manuale è la sintesi di questi sforzi e può essere considerato idoneo, non idoneo, sufficiente, insufficiente dal collegio dei docenti di ogni istituto IN PIENA LIBERTA'. E' sulla scientificità di un testo e non sul numero di pagine che si dedica all'uno o all'altro argomento che se ne deve valutare la bontà. Per farlo gli strumenti ci sono oggi molti più di ieri. Se ne faccia buon uso e soprattutto non si trasformi il testo scolastico in una battaglia tra schieramenti che misurano la propria forza reciproca nel numero di volte in cui si citano o non si citano le parole foibe, stalin, comunisti, fascisti, lager, Hitler ecc.
E' il modo peggiore per contribuire alla crescita culturale delle nuove generazioni, che è importante che leggano per farsi un'opinione comunque indipendente da ciò che leggono.

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Commento di

jellybirds

del 18-06-2010 alle 01:44:

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pododon

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Davide Cucciati

del 07-05-2010 alle 17:57:

Buona sera, sono Davide Cucciati il ragazzo autore dell'articolo di giornale riguardo il libro della Palumbo. Sono profondamente convinto che gli autori di un manuale didattico debbano sforzarsi di esser strettamente tecnici, senza sforare in giudizi storico/politici; sarà poi il giovane stesso, autonomamente, a formare il proprio parere personale. Voglio riportarvi le parole usate dal libro in questione: “In secondo luogo forza politiche italiane estranee alla tradizione della Resistenza come il movimento di Forza Italia o lontane eredi del movimento fascista come Alleanza Nazionale hanno insistito sulla gravità del fenomeno per bilanciare le responsabilità degli orrori nel periodo della guerra civile in Europa, volendo quasi contrapporre alla Giornata del Ricordo per le vittime dei lager nazisti una Giornata del Ricordo per le vittime delle foibe. E’ necessario oggi riconoscere la gravità delle persecuzioni subite dagli Italiani in Jugoslavia ma senza dimenticare che il regime fascista era stato alleato di Hitler e di feroci regimi collaborazionisti in Serbia e in Croazia e che l’odio anti italiano degli Jugoslavi aveva la sua causa prima nella ventata politica aggressiva di Mussolini”. Dopo aver provato a delegittimare due forze politiche che riscuotono largo consenso tra gli Italiani, gli autori del libro si tuffano in un patetico processo alle intenzioni dato che non c’è nulla che provi la volontà di “bilanciare le responsabilità degli orrori nel periodo della guerra”. Per malafede o ignoranza ci si dimentica come l’irridentismo su quella terra fosse ben più antico dell’occupazione fascista…cito solamente l’esempio più lampante: “la Reggenza” di D’Annunzio ed i suoi Legionari a Fiume. Si prova a far passare l’atteggiamento degli Slavi come una semplice reazione al fascismo, quando, invece, fu un piano scientifico di de-Italianizzazione dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Si era uccisi in quanto “Italiani”, non in quanto “fascisti”. Tengo anche a dire che trovo ridicolo che non si usi il termine "comunismo", ma soltanto "stalinismo", come se l'URSS, dopo Stalin, avesse visto nascere le doverose libertà di ogni stato democratico! Oltretutto con il termine “comunismo” ci si ricorderebbe dei tanti morti vittime della "falce e il martello" in tutto il mondo...non limitiamo il discorso a Stalin...perchè non ricordarci anche delle decine di milioni di morti fatti da Mao Tse Tung e Ho Chi Min per fare due esempi? Gli autori non devono, abusando della loro libertà, limitare il sereno apprendimento degli studenti: il loro sviluppo culturale e umano va accompagnato, non di certo imposto.