10/08/2010
Fare Breccia
Non so se in qualcuna tra le molte celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia ce ne sia qualcuna che preveda la presenza di un rappresentante del governo austriaco che possa dare un tono di riconciliazione alla celebrazione. Non ne ho notizia.
Delle entità politiche a spese delle quali l’unità del nostro paese si realizzò non rimangono infatti che la Republik Österreich e…. la Città del Vaticano. Ma se nessuno ha pensato all’ambasciatore d’Austria per il centocinquantesimo anniversario, in ambito romano un grande sforzo si è invece fatto perché ci fosse un tono di riconciliazione (con presenza del rappresentante) nella celebrazione dei “soli” 140 anni della Breccia di Porta Pia.
Un articolo di Orazio La Rocca su La Repubblica del 27 luglio parla di voci dai Palazzi Vaticani relative a un intervento del Presidente Napolitano per invitare il Campidoglio a organizzare una “celebrazione condivisa”. Di fatto sembra che lo sforzo di organizzazione si sia concentrato nel redigere un programma di eventi privo qualsiasi sospetto di anticlericalismo e senza nessun elemento/presenza non graditi alla Santa Sede.
Il cardinale Bertone farà sapere entro agosto se sarà lui il secondo rappresentante d’Oltretevere a partecipare alle celebrazioni in 140 anni ( l’unica altra partecipazione risale al 1970 per il centenario). La decisione di Bertone è probabilmente condizionata alla definizione del comitato organizzatore degli eventi.
L’invito alla ”celebrazione condivisa” ha infatti generato il problema della scelta degli storici da inserire nel suddetto comitato. A quanto pare ben dieci mesi di lavoro sono stati necessari per stilare una lista di nomi sui quali il Segretario di Stato vaticano si potesse dichiarare “pienamente d’accordo”. Nell’elenco sono finiti senza problemi i nomi di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e di Micol Forti dei Musei Vaticani, oltre all’arcivescovo Ravasi presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Troppo provocatorio è invece apparso in Vaticano il titolo “Pio IX, il Papa Re” proposto per un convegno da Marcello Veneziani che quindi si è trasformato in un convegno su “Pio IX e la città di Roma”.
Tutt’altri toni queindi si profilano quest’anno all’orizzonte rispetto alla consueta manifestazione anticlericale organizzata dai radicali il 20 settembre davanti alla “Breccia”.
Che lo spirito delle celebrazioni per la data del 20 settembre stesse cambiando apparve evidente già nel 2009 quando il delegato del sindaco, un ex generale dei Granatieri, citò per la prima volta, davanti ai bersaglieri schierati, tutti i nomi dei 16 caduti dell’esercito pontificio durante i brevi scontri del 1870, omettendo qualsiasi riferimento ai caduti “italiani” e generando non poche, ma nemmeno troppe, polemiche (era stata tra l’altro contemporaneamente vietata la manifestazione radicale).
Chissà che le corpose concessioni alle volontà vaticane non siano un contrappasso al fatto è prevista per quest’anno, proprio per il 20 settembre a meno di ritardi, la nascita dell’istituzione di “Roma Capitale” definitiva, pomposa (e costosa), istituzionalizzazione dell’ideale risorgimentale e garibaldino.
Sarà bene ricordare che la data del 20 settembre fu festa nazionale dell’Italia liberale fino alla sua cancellazione ad opera del ventennio fascista e del cinquantennio democristiano e che una proposta di legge di matrice radicale cerca da tempo di riproporla come giorno festivo.
Insomma il 20 settembre, in un anno che vede le celebrazioni dei 150 anni dell’(incompiuta?) Unità de’Italia, continua ad essere una data scomoda. Una data in cui ci si ritrova a confronto con ciò che rimane di uno degli stati preunitari, che chiaramente è ben altro che una unità politica territoriale che può sbriciolarsi davanti ai mille di Garibaldi, e che fa da catalizzatore degli scontri sul tema della laicità dello stato e di quest’ultima come una delle conquiste del risorgimento insieme all’unità e alla città capitale.
Paolo Osso






